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Antilogia di Marco Fantini

12 ottobre 2010

NEWS OF THE WEEK

Venerdì 8 ottobre 2010 è stata inaugurata a Napoli, negli Ambulacri di Castel Sant’Elmo, la mostra personale di Marco Fantini dal titolo Antilogia.
Pittore, scultore, fotografo e recentemente anche regista, Marco Fantini presenta un nucleo selezionato di opere riunite sotto l’egemonia della frammentazione stilistica. La mostra, che nelle intenzioni dell’artista non vuole avere programmaticamente i tratti specifici di un’ antologica, raccoglie circa cinquanta opere che, selezionate e allestite in forma volutamente non cronologica, mirano a realizzare, negli spazi complessi del castello, l’equivalente visivo di un ossimoro.


In mostra ambigui Pulcinella di pietra, resina e ferro affiancati da quadri abitati da indefiniti feticci mnemonici. Stanze sbilenche, impossibili ed insieme naturalissime, fotografie di malati psichici contaminate dal disegno se non addirittura cancellate dal gesto corrosivo della pittura. Ed ancora: disegni allucinati come cortocircuiti visivi, animali fuori contesto, bambolotti cyber, numeri, lettere in forma di rebus.

Ma quello che all’apparenza potrebbe figurare come un semplice atto di sfida contro le norme ed i codici – sfida che traspare in ciascuno dei lavori, sotto forma di accoppiamenti linguistici e di intenzionali depistaggi – all’interno del castello sembra assumere i tratti veri e propri di un profondo atto di reverenza, un omaggio alla complessità spaziale del castello stesso.

“Fin dalla mia prima visita ho percepito – scrive Marco Fantini- che il vero protagonista di questa mostra sarebbe stato il castello. L’idea di concepire delle opere ad hoc mi è apparsa ben presto una chimera… il castello avrebbe difeso a pugni stretti la sua fondamentale ragione d’essere: proteggere la città dagli assalti dello straniero….”
Marco Fantini entra quindi nelle sale della Roccaforte con atteggiamento rispettoso e curioso e le opere, “seppur sottoposte alla preponderanza espressiva delle ampie volte in pietra, si offrono allo spettatore come possibili via di fuga, “trabocchetti evasivi” – per usare le parole dell’artista – atti a marginare il consolidarsi di quella, che in una famosa quanto divertita intervista, Duchamp definì come “ un’inutile adorazione dell’arte oggi”.

Tra le opere indedite, realizzate appositamente per la mostra, il polittico su ruote “Stop-Motion”, composto da sei grandi lastre di alluminio dipinto, il monumentale “Plateau Royale””, tela lunga sei metri ed alta quattro e “Bubbles”, il secondo video realizzato dall’artista sulla scia di “T”, la videoanimazione già esposta al Songzhuang Art Museum di Pechino e in questa sede commentata da un testo critico di Stephen Danzig.

Marco Fanmtini in mostra a Castel Sant’Elmo di Napoli fino all’8 Novembre 2010!

Il DNA del Terzo Paradiso

29 giugno 2010

Michelangelo Pistoletto è il protagonista della quinta edizione di Intersezioni, ormai consolidato luogo di contaminazione tra arte contemporanea e archeologia. 
Il progetto dal titolo Il DNA del Terzo Paradiso prevede la realizzazione di due mostre organizzate al Parco Archeologico di Scolacium e al museo MARCA di Catanzaro. .
Si tratta di un’importante occasione per confrontarsi con il lavoro di uno dei maggiori protagonisti della scena internazionale che ha ideato e progettato tre nuove installazioni per gli straordinari spazi del Parco di Scolacium in particolare I temp(l)i cambiano-Terzo Paradiso, Love Difference-Le sponde del Mediterrano e Il DNA del Terzo Paradiso che dà il titolo all’intero progetto. 

Ciascuna opera contiene in sé la propria storia, la propria memoria in un continuum spazio-temporale che non consente scissioni o fratture improvvise. In questo senso il DNA del Terzo Paradiso non è solo il titolo delle due mostre, ma è anche l’opera che occupa il Foro romano, ovvero l’antica piazza di Minervia Scolacium. La grande installazione in alluminio, che ha uno sviluppo lineare di oltre 100 metri, appare come la trascrizione genetica del Terzo Paradiso, uno dei segni più noti di Pistoletto, dove il mondo naturale convive con il mondo artificiale e tecnologico creando una rinnovata armonia. Il Terzo Paradiso è il nuovo segno dell’infinito con la differenza che si formano tre cerchi. Come spiega Pistoletto, “quello centrale descrive un ventre gravido prodotto dall’accoppiamento dei due cerchi che costituivano il vecchio simbolo. Il Terzo Paradiso è l’accoppiamento fertile tra il primo e il secondo Paradiso”. Recuperare la presenza della memoria è un concetto che delinea anche le altre installazioni espressamente concepite per il Parco di Scolacium tra cui I temp(l)i cambiano – Terzo Paradiso, un’opera di cinque metri d’altezza collocata all’interno della celebre basilica normanna di Santa Maria della Roccella, il monumento antico più imponente del Parco. La specificità del tempio è quella di essere realizzato con materiali riciclati: cestelli di lavatrici diventano colonne, serpentine di frigoriferi come basamento e timpano. Gli scarti, insomma, si trasformano, con il contributo dell’artista, in oggetti di contaminata bellezza.


L’opera, nata da una collaborazione con ECODOM – Consorzio per il riciclo degli elettrodomestici, è un tempio che poggia su una base instabile come simbolo precario dell’evoluzione. Esso appare come la risultante dei tempi che cambiano in base ad una società costretta a modificare le proprie abitudini e dove il riciclo diventa una preziosa fonte di ricchezza. “In questo caso il nuovo tempio s’inserisce nell’antico tempio creando un’imprevedibile relazione simbolica tra differenti forme di stratificazioni.”, afferma Alberto Fiz. Sul timpano del tempio compare il simbolo del Terzo Paradiso a testimoniare l’armonia ritrovata tra consumo e riciclo, tra tecnologia, etica ed estetica. Come spiega Pistoletto “oggi sinonimo di Progresso è la conservazione delle risorse: il nuovo Mito è il Riciclo”.
Viene inserita, invece, tra gli ulivi Love Difference – Le sponde del Mediterraneo un’altra installazione realizzata per l’occasione, con 68 grandi pietre incise di colore blu che riproduce il bacino del Mediterraneo con i paesi che si affacciano su questo mare. “Il Mar Mediterraneo”, dichiara Pistoletto, “è un’opera fortemente emblematica, intesa come punto di partenza per una riflessione planetaria sulle differenze, il luogo da cui iniziare a comprendere a amare le differenze. Il suo significato viene potenziato in questo luogo magico e misterioso a poca distanza dal punto in cui i due mari, lo Ionio e il Tirreno, s’incontrano.”
Ma le differenze costituiscono anche il soggetto di un’altra grande installazione inserita all’interno del Parco di Scolacium, l’Etrusco dove compaiono quattro copie dell’antica statua in bronzo dell’Arringatore con il braccio teso in avanti nell’atto di toccare gli alberi ricreando un rapporto osmotico con la natura. Le immagini in bronzo dell’Etrusco (il lavoro è stato proposto per la prima volta nel 1976) sono di colore rosso, giallo, bianco e nero in una rappresentazione simbolica delle differenti razze umane. Di particolare rilievo per ampliare la riflessione sulla classicità, filo conduttore di Intersezioni, è la grande installazione di tre opere studiata appositamente per il Teatro romano. In questa circostanza viene collocata al centro Il Gigante (1981-83) di sei metri d’altezza dal peso di 15 tonnellate che nasce attraverso la sovrapposizione di elementi diversi realizzando un’elaborazione e un’accumulazione di frammenti appartenenti alla tradizione della scultura. Accanto a quest’opera, dove la classicità viene riproposta attraverso un nuovo immaginario non più prevedibile, compaiono due opere del medesimo periodo, Doppia Figura dove un’immagine in orizzontale viene sovrastata da un’altra disposta verticalmente e La Caduta dove la figura sembra accettare la propria decapitazione in un lucido presagio dei rivolgimenti che avrebbero caratterizzato gli anni ottanta, culminati nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino, un evento che Pistoletto ha descritto quello stesso anno con un grande lavoro fotografico.
A completare il progetto di Scolacium un altro lavoro di particolare significato, C’è Dio? Sì ci sono! che ripercorre l’azione compiuta nel 1978 L’arte assume la religione dove lo scopo era “estendere alla gente la capacità di esercitare autonomamente le funzioni del pensiero”.
Nel lavoro esposto al Parco di Scolacium la scritta compare incisa sul Segno Arte, ovvero su un elemento formato dall’interazione di due triangoli che inscrive idealmente un corpo umano con le braccia alzate e le gambe divaricate.
Ebbene, nella sinergia creata tra il Parco di Scolacium e il MARCA, il Segno Arte, nelle sue diverse applicazioni, (sia essa una porta, un letto a baldacchino o i lavandini) rappresenta uno degli elementi su cui si focalizza la mostra al museo catanzarese. Anche la dimensione trascendente assume al MARCA un aspetto di notevole rilievo dal momento che viene presentato Luogo di raccoglimento e preghiera, uno spazio suddiviso in cinque sezioni, quattro riferibili ai simboli delle religioni (ebraismo, cristianesimo, islamismo e induismo) e un quinto dedicato ai laici e agli agnostici. Al centro viene posto Metro cubo d’infinito, un’opera realizzata da Pistoletto nel 1966 costituita da un cubo formata da sei specchi con la superficie riflettente rivolta verso l’interno. In tal modo si crea un’estensione pressoché infinita dello spazio moltiplicato e pluridirezionale anche se racchiuso all’interno di un metro cubo.


Un infinito, tuttavia, che non è ascrivibile ad alcuna religione ma fa riferimento alla dimensione trascendente della creatività umana e, dunque, all’arte. Ancora una volta il lavoro di Pistoletto richiede una responsabilità individuale in base a quello che l’artista ha definito come “omniteismo”.
La visione di un’arte fortemente implicata nella società passa anche attraverso Mar Mediterraneo-Love Difference (è in stretta relazione con il Love Difference-Le sponde del Mediterraneo esposto a Scolacium), così come attraverso Woollen-La mela reintegrata, perfettamente coerente con il Terzo Paradiso. Quest’opera, in lana e acciaio, realizzata nel 2007, è il simbolo del ricongiungimento tra natura e artificio. Se nella tradizione il morso della mela rappresenta il distacco dell’uomo dalla natura, in questo caso si attua la riconciliazione tra due universi in apparenza distanti. Simbolico anche l’uso della lana, elemento naturale rinnovabile che rappresenta lo spogliarsi dell’animale per vestire l’uomo con vantaggi per entrambi.


Nello spazio del MARCA dedicato all’arte antica si crea una felice contaminazione con l’inserimento di una delle opere più note di Pistoletto, la Venere degli stracci del 1967-68 dove la copia della Venere con mela dello scultore neoclassico Bernd Thorvaldsen realizzata all’inizio dell’800, viene posta di schiena di fronte ad un ammasso di cenci e di stracci. Quest’opera, particolarmente rappresentativa del percorso dell’Arte Povera, ha un effetto totalmente straniante in quanto vengono poste in relazione due forme tra loro agli antipodi. Ma, come re Mida, la Venere assorbe gli stracci che diventano parte della sua natura. Paradossalmente, si potrebbe dire che gli stracci sono riciclati dalla Venere in base ad un meccanismo che rende quest’opera storica perfettamente in sintonia con I temp(l)i cambiano collocata a Scolacium. Come afferma Pistoletto, “la Dea del riciclo entra nel tempio del riciclo”.


Al MARCA non potevano mancare, naturalmente, i quadri specchianti e viene presentata una serie di Autoritratti recenti, punto d’arrivo di una riflessione sull’identità che si sviluppa sin dal 1961. “L’autoritratto dell’artista”, afferma Pistoletto, “diventa l’autoritratto del mondo. E’ arte, in quanto quadro, ma è anche spazio e tempo”.
Un excursus, insomma, di oltre quarant’anni, che coinvolge alcune problematiche fondamentali della ricerca di Pistoletto in grado di cogliere i profondi mutamenti della società.

Le Danse Macabre, una danza per la sopravvivenza

1 aprile 2010

Era il 1539 e il tema tardo-medievale della danza macabra pervadeva ancora la religiosità popolare, in un misto di laicismo e fanatismo ai limiti delleresia. La peste, daltronde, aveva costretto gli esseri umani a vivere a braccetto con la morte, fino a ballarci assieme per esorcizzarla. Come ai nostri giorni, in cui alla pestilenza si è sostituita la piaga della crisi finanziaria ed economica.

Intorno a questa corrispondenza storica ruota la collettiva La Danse Macabre proposta dalla Nomas Foundation.

Più che il memento mori emerge il desiderio ossessivo di dimenticare; più che la volontà di condividere la paura si sottolinea la spasmodica ricerca dell’isolamento.

In mostra fino al 1 Aprile 2010 alla galleria Nomas Foundation di Roma.

Links Utili: Nomas Foundation

“Isole mai trovate”, un viaggio ad occhi aperti!

15 marzo 2010

Grandi artisti contemporanei sono chiamati a dare un luogo ,uno spazio e un tempo alla loro Isola, talvolta senza riuscire a trovarne una propria che faccia al caso loro; la storia di ogni uomo.

L’isola come metafora di un luogo ameno da scovare, perseguire e raggiungere godendo di ogni attimo del viaggio.

Un viaggio di diverse tappe tra illustrazioni, video, foto, installazioni e sculture capaci di rispecchiare l’idea propria di ogni artista.

32 tra i più grandi artisti contemporanei daranno vita a questa mostra presentando molte opere, alcune delle quali inedite, al Palazzo Ducale di Genova dal 13 Marzo al 13 Giugno 2010!

Links: isolemaitrovate


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