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Robert Rauschenberg in Gluts!

12 ottobre 2010

Robert Rauschenberg è sempre riuscito a scoprire nuovi modi di impiegare gli scarti donando loro una seconda vita che li rinvigorisce. E così, davanti agli oggetti più disparati, ammucchiati nel suo studio, impiega il medesimo approccio diretto per affrontare i Gluts (1986–89 e 1991–95) assemblaggi di oggetti di recupero, la maggior parte in metallo, che rappresentano la sua ultima serie di sculture.

Per circa un decennio, Rauschenberg si reca nella Gulf Iron e Metal Junkyard, discarica fuori Fort Myers, Florida, vicino alla sua casa-studio, raccogliendo ferraglie come segnali stradali, tubi di scappamento, radiatori, saracinesche e molto altro ancora, che pian piano trasforma in questi assemblaggi poetici e spiritosi, in cui il risultato finale ha un effetto ben diverso dalla somma delle singole parti.
Susan Davidson, Senior Curator for Collections & Exhibitions del Museo Guggenheim di New York, a proposito dei Gluts, spiega che negli anni ’80 Rauschenberg comincia a concentrare il proprio interesse artistico sull’esplorazione delle proprietà visive del metallo. Assemblando vari oggetti metallici, o serigrafando immagini fotografiche su alluminio, bronzo, ottone, rame, l’artista americano cerca di catturare le proprietà riflettenti, materiche e scultoree del materiale.
Il primo corpus di opere realizzato con questo nuovo tipo di tecnica sono Gluts.

L’ispirazione nasce da una visita a Houston in occasione della sua mostra Robert Rauschenberg, Work from Four Series: A Sesquicentennial Exhibition, realizzata presso il Contemporary Arts Museum. Proprio a metà degli anni ‘80 l’economia del Texas si ritrova nel bel mezzo di una recessione dovuta ad una saturazione del mercato petrolifero. Rauschenberg prende nota della devastazione economica della regione raccogliendo insegne di distributori di benzina, pezzi di automobili abbandonate e altri rifiuti industriali dannosi per l’ambiente.

Al suo ritorno in Florida, Rauschenberg trasforma i detriti raccolti in altorilievi e sculture che ricordano i suoi primi Combines. A chi gli chiese allora di commentare il significato dei Gluts, Rauschenberg rispose: “E’ il momento dell’eccesso, l’avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine […] Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l’esperienza di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità”. Rauschenberg sceglie questi oggetti non solo per il loro valore quotidiano ma anche per le loro proprietà formali. Individualmente o nel loro insieme, materiali come questi sono alla base del suo vocabolario artistico, la sua empatia per gli oggetti di scarto è quasi viscerale. “Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile.”

La mostra è a cura di Susan Davidson, Senior Curator, Collections & Exhibitions, Museo Solomon R. Guggenheim, e David White, Curator, Robert Rauschenberg Estate.

Gluts nella prestigiosa sede di Villa e Collezione Panza a Varese dal 14 ottobre 2010 al 27 febbraio 2011.

Il DNA del Terzo Paradiso

29 giugno 2010

Michelangelo Pistoletto è il protagonista della quinta edizione di Intersezioni, ormai consolidato luogo di contaminazione tra arte contemporanea e archeologia. 
Il progetto dal titolo Il DNA del Terzo Paradiso prevede la realizzazione di due mostre organizzate al Parco Archeologico di Scolacium e al museo MARCA di Catanzaro. .
Si tratta di un’importante occasione per confrontarsi con il lavoro di uno dei maggiori protagonisti della scena internazionale che ha ideato e progettato tre nuove installazioni per gli straordinari spazi del Parco di Scolacium in particolare I temp(l)i cambiano-Terzo Paradiso, Love Difference-Le sponde del Mediterrano e Il DNA del Terzo Paradiso che dà il titolo all’intero progetto. 

Ciascuna opera contiene in sé la propria storia, la propria memoria in un continuum spazio-temporale che non consente scissioni o fratture improvvise. In questo senso il DNA del Terzo Paradiso non è solo il titolo delle due mostre, ma è anche l’opera che occupa il Foro romano, ovvero l’antica piazza di Minervia Scolacium. La grande installazione in alluminio, che ha uno sviluppo lineare di oltre 100 metri, appare come la trascrizione genetica del Terzo Paradiso, uno dei segni più noti di Pistoletto, dove il mondo naturale convive con il mondo artificiale e tecnologico creando una rinnovata armonia. Il Terzo Paradiso è il nuovo segno dell’infinito con la differenza che si formano tre cerchi. Come spiega Pistoletto, “quello centrale descrive un ventre gravido prodotto dall’accoppiamento dei due cerchi che costituivano il vecchio simbolo. Il Terzo Paradiso è l’accoppiamento fertile tra il primo e il secondo Paradiso”. Recuperare la presenza della memoria è un concetto che delinea anche le altre installazioni espressamente concepite per il Parco di Scolacium tra cui I temp(l)i cambiano – Terzo Paradiso, un’opera di cinque metri d’altezza collocata all’interno della celebre basilica normanna di Santa Maria della Roccella, il monumento antico più imponente del Parco. La specificità del tempio è quella di essere realizzato con materiali riciclati: cestelli di lavatrici diventano colonne, serpentine di frigoriferi come basamento e timpano. Gli scarti, insomma, si trasformano, con il contributo dell’artista, in oggetti di contaminata bellezza.


L’opera, nata da una collaborazione con ECODOM – Consorzio per il riciclo degli elettrodomestici, è un tempio che poggia su una base instabile come simbolo precario dell’evoluzione. Esso appare come la risultante dei tempi che cambiano in base ad una società costretta a modificare le proprie abitudini e dove il riciclo diventa una preziosa fonte di ricchezza. “In questo caso il nuovo tempio s’inserisce nell’antico tempio creando un’imprevedibile relazione simbolica tra differenti forme di stratificazioni.”, afferma Alberto Fiz. Sul timpano del tempio compare il simbolo del Terzo Paradiso a testimoniare l’armonia ritrovata tra consumo e riciclo, tra tecnologia, etica ed estetica. Come spiega Pistoletto “oggi sinonimo di Progresso è la conservazione delle risorse: il nuovo Mito è il Riciclo”.
Viene inserita, invece, tra gli ulivi Love Difference – Le sponde del Mediterraneo un’altra installazione realizzata per l’occasione, con 68 grandi pietre incise di colore blu che riproduce il bacino del Mediterraneo con i paesi che si affacciano su questo mare. “Il Mar Mediterraneo”, dichiara Pistoletto, “è un’opera fortemente emblematica, intesa come punto di partenza per una riflessione planetaria sulle differenze, il luogo da cui iniziare a comprendere a amare le differenze. Il suo significato viene potenziato in questo luogo magico e misterioso a poca distanza dal punto in cui i due mari, lo Ionio e il Tirreno, s’incontrano.”
Ma le differenze costituiscono anche il soggetto di un’altra grande installazione inserita all’interno del Parco di Scolacium, l’Etrusco dove compaiono quattro copie dell’antica statua in bronzo dell’Arringatore con il braccio teso in avanti nell’atto di toccare gli alberi ricreando un rapporto osmotico con la natura. Le immagini in bronzo dell’Etrusco (il lavoro è stato proposto per la prima volta nel 1976) sono di colore rosso, giallo, bianco e nero in una rappresentazione simbolica delle differenti razze umane. Di particolare rilievo per ampliare la riflessione sulla classicità, filo conduttore di Intersezioni, è la grande installazione di tre opere studiata appositamente per il Teatro romano. In questa circostanza viene collocata al centro Il Gigante (1981-83) di sei metri d’altezza dal peso di 15 tonnellate che nasce attraverso la sovrapposizione di elementi diversi realizzando un’elaborazione e un’accumulazione di frammenti appartenenti alla tradizione della scultura. Accanto a quest’opera, dove la classicità viene riproposta attraverso un nuovo immaginario non più prevedibile, compaiono due opere del medesimo periodo, Doppia Figura dove un’immagine in orizzontale viene sovrastata da un’altra disposta verticalmente e La Caduta dove la figura sembra accettare la propria decapitazione in un lucido presagio dei rivolgimenti che avrebbero caratterizzato gli anni ottanta, culminati nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino, un evento che Pistoletto ha descritto quello stesso anno con un grande lavoro fotografico.
A completare il progetto di Scolacium un altro lavoro di particolare significato, C’è Dio? Sì ci sono! che ripercorre l’azione compiuta nel 1978 L’arte assume la religione dove lo scopo era “estendere alla gente la capacità di esercitare autonomamente le funzioni del pensiero”.
Nel lavoro esposto al Parco di Scolacium la scritta compare incisa sul Segno Arte, ovvero su un elemento formato dall’interazione di due triangoli che inscrive idealmente un corpo umano con le braccia alzate e le gambe divaricate.
Ebbene, nella sinergia creata tra il Parco di Scolacium e il MARCA, il Segno Arte, nelle sue diverse applicazioni, (sia essa una porta, un letto a baldacchino o i lavandini) rappresenta uno degli elementi su cui si focalizza la mostra al museo catanzarese. Anche la dimensione trascendente assume al MARCA un aspetto di notevole rilievo dal momento che viene presentato Luogo di raccoglimento e preghiera, uno spazio suddiviso in cinque sezioni, quattro riferibili ai simboli delle religioni (ebraismo, cristianesimo, islamismo e induismo) e un quinto dedicato ai laici e agli agnostici. Al centro viene posto Metro cubo d’infinito, un’opera realizzata da Pistoletto nel 1966 costituita da un cubo formata da sei specchi con la superficie riflettente rivolta verso l’interno. In tal modo si crea un’estensione pressoché infinita dello spazio moltiplicato e pluridirezionale anche se racchiuso all’interno di un metro cubo.


Un infinito, tuttavia, che non è ascrivibile ad alcuna religione ma fa riferimento alla dimensione trascendente della creatività umana e, dunque, all’arte. Ancora una volta il lavoro di Pistoletto richiede una responsabilità individuale in base a quello che l’artista ha definito come “omniteismo”.
La visione di un’arte fortemente implicata nella società passa anche attraverso Mar Mediterraneo-Love Difference (è in stretta relazione con il Love Difference-Le sponde del Mediterraneo esposto a Scolacium), così come attraverso Woollen-La mela reintegrata, perfettamente coerente con il Terzo Paradiso. Quest’opera, in lana e acciaio, realizzata nel 2007, è il simbolo del ricongiungimento tra natura e artificio. Se nella tradizione il morso della mela rappresenta il distacco dell’uomo dalla natura, in questo caso si attua la riconciliazione tra due universi in apparenza distanti. Simbolico anche l’uso della lana, elemento naturale rinnovabile che rappresenta lo spogliarsi dell’animale per vestire l’uomo con vantaggi per entrambi.


Nello spazio del MARCA dedicato all’arte antica si crea una felice contaminazione con l’inserimento di una delle opere più note di Pistoletto, la Venere degli stracci del 1967-68 dove la copia della Venere con mela dello scultore neoclassico Bernd Thorvaldsen realizzata all’inizio dell’800, viene posta di schiena di fronte ad un ammasso di cenci e di stracci. Quest’opera, particolarmente rappresentativa del percorso dell’Arte Povera, ha un effetto totalmente straniante in quanto vengono poste in relazione due forme tra loro agli antipodi. Ma, come re Mida, la Venere assorbe gli stracci che diventano parte della sua natura. Paradossalmente, si potrebbe dire che gli stracci sono riciclati dalla Venere in base ad un meccanismo che rende quest’opera storica perfettamente in sintonia con I temp(l)i cambiano collocata a Scolacium. Come afferma Pistoletto, “la Dea del riciclo entra nel tempio del riciclo”.


Al MARCA non potevano mancare, naturalmente, i quadri specchianti e viene presentata una serie di Autoritratti recenti, punto d’arrivo di una riflessione sull’identità che si sviluppa sin dal 1961. “L’autoritratto dell’artista”, afferma Pistoletto, “diventa l’autoritratto del mondo. E’ arte, in quanto quadro, ma è anche spazio e tempo”.
Un excursus, insomma, di oltre quarant’anni, che coinvolge alcune problematiche fondamentali della ricerca di Pistoletto in grado di cogliere i profondi mutamenti della società.


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