Archive for the ‘Uncategorized’ Category

URBAN CONTEST!

19 ottobre 2010

Il primo evento “Urban Contest” si terrà a Roma all’interno dell’importante cornice del Circo Massimo, dal 22 al 24 ottobre 2010.
Promuovere la cultura dell’Arte Urbana e offrire modelli positivi per i giovani attraverso un contenitore all’interno del quale le Istituzioni, gli Artisti e i Cittadini, avranno l’opportunità di interagire: questo è Urban Contest.
Gli obiettivi di questo evento sono chiari: far conoscere la street art e sensibilizzare la comunità dei writers di Roma alla legalità.

13 gli artisti urbani invitati, scelti tra i migliori della scena nazionale, la loro provenienza rappresenta il “ponte” di comunicazione tra il livello illegale dell’arte urbana e i suoi sviluppi contemporanei riconosciuti ed apprezzati a livello internazionale.

L’evento sarà anche teatro della firma del Patto tra il Comune di Roma e l’Associazione Walls, riguardante la politica culturale che il Comune di Roma intende mettere in atto negli anni a venire. Un Patto che dimostra la volontà dell’Amministrazione Capitolina di creare spazi legali per i writer riconoscendo le capacità d’intervento nella riqualificazione della città dei molti artisti provenienti dal mondo del writng.

Un solo evento, molti avvenimenti importanti. Un segnale significativo per la città di Roma e i suoi abitanti. Una serie di iniziative sotto il segno di Urban Contest per conoscere e apprezzare l’arte urbana e tutte le sue declinazioni. Un momento che vede coinvolte Istituzioni Locali e Nazionali insieme nel rispetto della città e della cultura figurativa contemporanea.

Links Utili: URBAN CONTEST

The Unexpected World of Ma Liang!

4 ottobre 2010

NEWS OF THE WEEK

The Unexpected World, questo il titolo della mostra a cura di Silvia Cirelli che verrà inaugurata sabato 23 ottobre alle ore 19, avvalora ancora una volta l’attenzione di CO2 verso l’arte contemporanea orientale e i suoi continui e stimolanti sviluppi, proprio in concomitanza dell’ottava Biennale di Shanghai che inaugurerà lo stesso giorno e alla quale Ma Liang è stato invitato a partecipare.


Fotografo e grande amante delle arti performative, Ma Liang si conferma uno degli artisti più interessanti del panorama culturale cinese, sempre pronto verso nuove e differenti ricerche sperimentali, come dimostrano le varietà di linguaggi e di codici espressivi presenti nei suoi lavori.
Per questa seconda personale si è dunque deciso di mettere in mostra una panoramica più vasta delle opere di questo artista di eccezionale talento. L’intero percorso si sviluppa infatti non solo sulle sue serie più oniriche e utopistiche come Little Flagman, racconto di un ingenuo aviatore che aspetta l’incanto di un’illusione, o Portrait of Mephisto, l’interpretazione in chiave contemporanea di un Mefisto che insegue il potere e la magia della creazione, ma si è voluto presentare anche un Ma Liang senza colori.

Leaves of Grass e Second Hand Tang Poem sono infatti una raccolta di suggestive fotografie in bianco e nero dove il magnetismo della memoria e le polveri dei ricordi fanno da padroni. A differenza delle sue serie dagli accesi colori fiabeggianti, questi scatti tradiscono un’insolita impronta classica che rievoca con particolare discrezione la pittura tradizionale cinese. L’ombra di “antichi pennelli” è specialmente percepibile in Second Hand Tang Poem, in cui le vedute di lontane e malinconiche colline sembrano accompagnare i versi di Li Shangyin, poeta della dinastia Tang (800 ca) che più volte Ma Liang cita come ispiratore di questi lavori.


Anche se queste serie richiamano profumi antichi non si possono però non cogliere quelle tracce di un Ma Liang sempre pungente e caustico, ed ecco colline costruite su agglomerati di vasi e ceramiche tradizionali abbandonate, solitarie isole che nascondo volti umani e curiosi esploratori seguiti da inanimati amici.
A chiudere la mostra lo straordinario trittico Journey to the West, emblema dell’incredibile poetica dell’artista: plateale, enfatica e carica di un forte potere illusorio. Una città immaginaria dalle luci soffuse dove convivono volatili con l’elmetto che fanno da guardia ad un tempio, ricci in veste di monaci ed un osservatore nascosto, forse burattinaio del villaggio.

Links Utili: CO2 Gallery Ma Liang

ROA, we need more animal!

4 ottobre 2010

ROA è uno street-artist belga che ama raffigurare grosse e inquietanti anatomie animali. Partiti dalla cittadina di Gent, i suoi maiali, uccelli e conigli in bianco e nero si sono moltiplicati sui muri di Londra, Parigi, Amsterdam e New York. Davvero impressionanti le opere di questo ragazzo che dimostra avere anche molta fantasia.

Ispirato da grandi registi internazionali, l’arte di ROA non vive compromessi proprio come i lungometraggi dei suoi cineasti preferiti: David Linch, Vincent Gallo, Lars Von Trier e i più acclamati Fritz Lang e Federico  Fellini.

Anche la musica riveste  un ruolo fondamentale per la sua produzione, occhi e orecchie aperte dunque per ROA, gli occhi per sfuggire repentinamete al “braccio armato della legge”, le orecchie per lasciarsi affascinare dalle note stonate dei Beastie Boys e dai Led Zeppelin, per seguire le corde roventi di Jimi Hendrix e per caricarsi al ritmo dei Public Enemy.

Conoscere la vita e la morte è il desiderio di ROA, evidentemente irrealizzabile. Ciò non toglie il fatto che uno come lui ci possa provare!

I suoi lavori spesso svelano ciò che si trova dentro ogni essere vivente, il motore da cui dipende la nostra relazione con la vita e la morte, sarà proprio per questo che la sua massima è “Carpe Diem”.
Animals anatomy graffiti by Roa

Animals anatomy graffiti by Roa
Animals anatomy graffiti by Roa

Animals anatomy graffiti by Roa



Animals anatomy graffiti by Roa
Animals anatomy graffiti by Roa
Animals anatomy graffiti by Roa

Animals anatomy graffiti by Roa


Animals anatomy graffiti by Roa

Immagine 4
Immagine 3
Immagine 2
Animals anatomy graffiti by Roa
Animals anatomy graffiti by Roa
Animals anatomy graffiti by Roa

Settimana Internazionale della Grafica, tanto cibo per gli occhi!

4 ottobre 2010

Settimana Internazionale della Grafica dal 5 al 9 ottobre 2010. AIAP presenta Design Per 2010.

Alimenti Grafici è il tema 2010 di Design Per. Bologna è la città che lo ospita. L’Emilia Romagna è una regione che ha una forte tradizione nel settore alimentare. Design Per non poteva non raccogliere questa opportunità per offrire a professionisti, imprese, studenti, amministratori pubblici, editori, insegnanti e ricercatori un’occasione di confronto e riflessione sul tema dell’alimentazione.

Siamo ciò che mangiamo. Ciò che mangiamo trasforma noi, gli altri, l’ambiente. I nostri gusti, le nostre abitudini alimentari condizionano la nostra salute, le relazioni umane, l’ambiente, l’economia. Mangiare è un gesto automatico che ci accompagna per tutta la vita con enormi ripercussioni economiche, sociali, ambientali. Viene dunque automatico porsi alcune domande su come il cibo ci viene presentato, raccontato. Come scegliamo il cibo giusto? Siamo informati su ciò che ingeriamo? Come scegliamo ciò che mangiamo? Come ci viene suggerito un sapore? È solamente il nostro palato a orientarci nelle nostre scelte? Che ruolo gioca la vista?


“Mangiare con gli occhi” esprime bene quel senso di desiderio che colori, grafica, immagini e testi, sono in grado di evocare. Suggerisce come il gusto finisca per diventare non il primo ma l’ultimo dei sensi coinvolti.

Spesso per progettare un alimento si parte proprio dalla percezione visiva e a questa si abbina un sapore. La rappresentazione del commestibile è profondamente intrecciata con il suo sapore. Partendo da queste riflessioni l’Aiap ha pensato di dedicare una intera settimana al design della comunicazione visiva che si occupa di consumi alimentari.

Links Utili: AIAP (Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva)

Stanley Kubrick Fotografo, mica un pinco pallino qualunque!

4 ottobre 2010

La prima fotografia viene pubblicata il 26 giugno 1945 e ritrae un edicolante affranto per la morte di Roosevelt, un’immagine che affascinerà cosi tanto gli editors di Look da offrire al fotografo dilettante la possibilità di entrare nello staff della rivista come fotoreporter.

Il metodo Look, che era caratterizzato da una narrazione a episodi, non incontrava il gradimento dei più importanti fotogiornalisti. I responsabili della rivista volevano che il soggetto fosse seguito costantemente, che venisse fotografato in tutto ciò che faceva. Questo stile invadente esercitava un grande fascino su Kubrick al quale piaceva creare delle storie partendo proprio da quelle foto. Per ottenere dai personaggi delle pose che fossero più naturali possibili, Kubrick metteva in atto una serie di stratagemmi per passare inosservato. Uno di questi consisteva nel nascondere il cavo della macchina fotografica sotto la manica della giacca e nell’azionare l’otturatore con un interruttore nascosto nel palmo della mano. Negli interni cercava di sfruttare il più possibile la luce naturale agendo opportunamente sul tempo di esposizione e sull’apertura del diaframma.

Gran parte del senso estetico che ritroviamo nei suoi film veniva già espresso dal suo lavoro di questi anni. Anche ricorrendo a tecniche e punti di vista particolari e mantenendo sempre un certo distacco riesce a far trapelare l’aspetto psicologico dei soggetti ritratti, permettendo così all’osservatore delle foto di costruire una personale interpretazione del carattere delle persone riprese. “Nascono così le prime fotografie di Stanley Kubrick, realizzate nell’America dell’immediato dopoguerra, che sorprendono poiché non si limitano alla rappresentazione di un’epoca, come ci si potrebbe aspettare da un fotoreporter. Le sue istantanee infatti – sottolinea il curatore -, che stupiscono per la loro sorprendente maturità, non possono essere considerate come archivi visivi della gioia di vivere, catturata dallo spirito attento e pieno di humor di un giovane uomo, ma costituiscono un consapevole invito a confrontarsi con le risorse del mezzo fotografico, con le sue possibilità di rappresentazione e con la propria percezione della realtà: una costante dell’opera artistica di Kubrick che comincia con le fotografie e continua nei film”.

Un passaggio fondamentale, dunque, se si pensa che l’ambiguità dell’immagine e del cinema stesso sono al centro della riflessione che anima il cinema d’autore del secondo dopoguerra, per questo detto moderno e di cui Kubrick è stato uno degli indiscutibili maestri.

Stanley Kubrick in mostra a Venezia all’Istituto Veneto di Scienze fino al 14 novembre 2010

Link Utili: Stanley Kubrick Fotografo

“Dal mestiere all’opera a Palm Springs 1960″ Robert Doisneau in mostra!

4 ottobre 2010

Per i francesi Robert Doisneau è, nel mondo della fotografia, quello che Brassens è stato nella musica: foto e canzoni dedicate al popolo, o meglio: che trovano nella gente la propria fonte d’ispirazione.

Ed è per questo che i lavori di questi due artisti sono diventati quasi il simbolo dello spirito francese. Lo  Spazio Forma di Milano, fino al 17 novembre, dedica proprio a Doisneau una grandissima mostra.

Dico grandissima perché può contare sulla collaborazione degli eredi e della Fondation Cartier-Bresson di Parigi (i due fotografi, del resto, erano amici), e perché non capita spesso di poter vedere queste scene di vita francese tutte insieme. Robert Doisneau è stato fotografo di strada, e questa mostra non fa che celebrare quella che è una vera e propria vocazione.

Ma è particolare, come mostra, perché per la prima volta in Italia saranno esposte delle foto di Doisneau a colori: “Dal mestiere all’opera a Palm Springs 1960″ è il titolo di una serie di fotografie che scattò a Palm Spring per un giornale. L’occhio del fotografo si ferma ironicamente sulle piscine e sulla vita spensierata della upper class americana. Una mostra imperdibile per chiunque voglia avere un’idea di cosa significhi veramente fare un reportage.

Links Utili: Robert Doisneau

Spazio Forma Milano


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: